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Mariateresa_Di_RisoPubblichiamo integralmente la risposta alle domande di delos di Mariateresa Di Riso, candidata per le primarie al Senato di Sel (Sinistra Ecologia e Libertà).

Rispondo con molto piacere, grazie
 

1) Lei é favorevole all’estensione del matrimonio civile anche alle coppie di persone dello stesso sesso?
Premesso che sono favorevole all’estensione di tutti i diritti a tutti, perché ogni persona in quanto tale è soggetto di diritto così come garantisce la Costituzione, Padova è stato il primo comune ad approvare l’anagrafe delle coppie di fatto grazie al lavoro di Alessandro Zan, candidato Sel alla Camera.
Dopo anni di battaglie per i diritti civili il nostro paese è maturo per questo passo, come la Francia di Hollande e gli Usa di Obama, è ora che colmiamo questo ritardo.
 

2) E alle adozioni da parte delle famiglie con genitori dello stesso sesso?
Anche. Per quanto riguarda i figli di coppie omogenitoriali, essi sono attualmente privi di tutela, quindi discriminate di fatto dalle istituzioni; per quanto riguarda le adozioni, da donna e insegnante credo fermamente che ci sia ‘famiglia’ laddove ci siano amore, rispetto, legami affettivi, l’assunzione di responsabilità da parte degli adulti verso i minori, indipendentemente dalla composizione della stessa.

3) Quali strumenti ritiene opportuno adottare per estendere i diritti civili e quindi ridurre la distanza tra l’Italia e gli altri paesi europei?
Un’azione legislativa ad ampio raggio: estensione del matrimonio civile a persone dello stesso sesso, riconoscimento della tutela giuridica alle coppie di fatto, legge contro l’omofobia, norme sulla libertà di cura e autodeterminazione del fine vita, ius solis; accanto a questo un’azione culturale nelle scuole, nei luoghi di lavoro e di aggregazione. Mi onoro di essere candidata di un partito che ha promosso e sostenuto queste battaglie sempre, non a seconda dei sondaggi, a livello nazionale e territoriale; nel Comune di Padova abbiamo anche lottato duramente anche contro le altre forze del centro sinistra e ottenuto un elenco dei cittadini che hanno depositato un Testamento biologico.


4) Si impegna affinché la legge Mancino venga estesa anche ai reati di stampo omofobo?
L’estensione della legge Mancino ai reati di odio verso persone omosessuali e transessuali è l’unica risposta possibile per contrastare omofobia e transfobia dilaganti nel Paese. In Parlamento sono già state presentate diverse proposte di legge contro l’omofobia che contenevano però delle carenze normative in ordine all’onere della prova e all’aggravante motivata da orientamento sessuale e identità di genere, dunque per contrastare la piaga dell’omofobia serve oltre che una continua azione culturale, una normativa efficace.
 

5) Lei è favorevole alla PMA estesa anche alle coppie omosessuali?
Sì, vi sono già moltissime coppie e single italiane che hanno utilizzato tecniche di PMA per avere figli all’estero, qui scontiamo una legge praticamente smantellata dalla Corte Costituzionale ed un’ipocrisia culturale che fa sì che chi può permetterselo compra i diritti all’estero e alle fasce meno abbienti quegli stessi diritti siano negati in patria, è inaccettabile

6) Come ritiene si rafforzi la laicità delle istituzioni?
Schierandosi con onestà e coerenza di volta in volta a difesa della laicità, anche quando è scomodo o non porta voti, e considerando la laicità un foglio bianco in cui tutti possono riconoscersi e scrivere qualcosa di sé, sentendosi ciascuno a casa propria e non ospiti in casa altrui

7) Quale tipo di azioni ritiene efficaci per contrastare la violenza maschile causa del femminicidio in Italia?
Il triste primato del “femminicidio” in Europa è italiano, perché? Oltretutto non contemplare nel sistema giuridico le tante forme della violenza domestica né darne risalto sui media, fermandosi all’omicidio (che ne è il drammatico epilogo), significa condizionare negativamente l’opinione pubblica. In Italia a parità di qualifica le donne sono inquadrate a livelli inferiori rispetto ai colleghi, quindi sottopagate (per non parlare della presenza femminile negli organismi dirigenziali inferiore ad ogni altro Paese europeo) e una donna su due subisce molestie sessuali nel corso della vita lavorativa. In Italia le donne non possono usufruire di una buona legge sulla procreazione assistita, non possono curarsi adeguatamente dentro i consultori pubblici, devono difendere la applicazione della 194 e non possono scegliere liberamente di prendere la RU-486. In Italia infine i dati Istat evidenziano una diminuzione generale degli omicidi negli ultimi anni, ma è aumentato il numero delle donne uccise; le donne pagano a caro prezzo dunque sia il costo della crisi che la scelta di essere se stesse, e non quello che il partner, il datore di lavoro o la società intera vorrebbero che fossero. La Relatrice Onu Rashida Manjoo, in visita lo scorso gennaio nel nostro Paese, ha osservato che “persistono attitudini socio-culturali che condonano la violenza domestica” e che “il quadro politico e giuridico frammentario e la limitatezza delle risorse finanziarie per contrastare la violenza sulle donne ostacolano un’efficace ottemperanza dell’Italia ai suoi obblighi internazionali’. L’Italia infatti non ha ancora firmato la Convenzione di Istanbul e non ha ancora una legge sul femminicidio; la condizione occupazionale delle donne, già discriminatoria, è ulteriormente peggiorata a causa dei tagli al welfare e con la cancellazione da parte dell’ultimo governo Berlusconi della Legge 188/2007 sulle dimissioni in bianco (di cui l’articolo 55 della 92/2012 Fornero costituisce un parziale ed insufficiente ripristino).

Serve una legge contro il femminicidio ma servono anche incentivi per l’occupazione femminile (ripristino della 188 sulle dimissioni in bianco, obbligo del congedo di paternità, ripristino della differenza dell’età pensionabile tra uomini e donne, etc.), una nuova legge sulla fecondazione assistita, il potenziamento dei servizi sanitari territoriali e dei consultori, il pieno rispetto della 194 Per questo, qui a Padova e in altre amministrazioni in cui siamo presenti abbiamo depositato una mozione per il contrasto e la prevenzione alla violenza contro le donne, che impegni il sindaco e la giunta ad intraprendere azioni sia a livello nazionale che territoriale:

– a livello nazionale ad attivarsi presso Parlamento e Governo affinché

1. si firmi la Convenzione di Istanbul

2.si introduca il reato di femminicidio nel codice penale

3. si istituisca un Osservatorio nazionale sulla violenza di genere;

4. ripristinare nella sua interezza la legge 188;

– sul territorio regionale a impegnare la Regione Veneto a dotarsi di una legge contro la violenza alle donne e il sostegno dei centri antiviolenza, di cui la grande maggioranza delle regioni è provvista

– sul territorio comunale a

1. dotarsi di uno strumento interistituzionale di Contrasto alla Violenza sulle Donne, che riunisca soggetti diversi in un lavoro di rete per inquadrare meglio le situazioni di violenza e migliorare la qualità della risposta alle donne;

2. continuare a sostenere con forza l’attività del Centro Veneto Progetti Donna nei confronti delle donne vittime di violenza e di mobbing;

3. moltiplicare nelle scuole, nei luoghi di lavoro, nei luoghi istituzionali e non, momenti di formazione, dibattito e prevenzione

4. contrastare le forme di comunicazione svilenti e/o violente e impegnarsi in favore della promozione della soggettività femminile, chiedendo anche un codice di autoregolamentazione dei media

Infine un ultimo accenno alla parità di genere (e non alle quote rosa!!!) in tutti gli organismi di rappresentanza così come nelle liste elettorali. E’ un passaggio necessario e Sel lo ha sempre adottato

Mariateresa Di Riso

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